Piano Area Malpensa - Vol. 2

Tabella 1 - Distribuzione territoriale dell'occupazione complessivamente attivata per componenti

Tabella 2 - Distribuzione territoriale dell'occupazione complessivamente attivata per settore di attività economica

Tabella 3 - Distribuzione territoriale dell'occupazione complessivamente attivata

Tabella 4 - Domanda probabile indotta da Malpensa 2000 e distribuzione modale nell'ora di punta

Tabella 5 - Domanda potenziale massima indotta da Malpensa 2000 e distribuzione modale nell'ora di punta

 

ELENCO FIGURE

Figura 1 - Distribuzione dell'occupazione complessivamente attivata per settore di attività economica: situazione attuale

Figura 2 - Distribuzione dell'occupazione complessivamente attivata per settore di attività economica: scenario di medio

periodo

Figura 3 - Distribuzione territoriale dell'occupazione complessivamente attivata: situazione attuale

Figura 4 - Distribuzione territoriale dell'occupazione complessivamente attivata: scenario di medio periodo

Figura 5 - Distribuzione territoriale dell'occupazione complessivamente attivata (scenario di medio periodo)

Figura 6 - Tassi di variazione dell'occupazione complessivamente attivata (situazione attuale-medio periodo)

 

ELENCO TAVOLE

Tavola 1 - L'offerta di aree produttive (previste dai PRG)

Tavola 2 - L'offerta di nuovi insediamenti terziari (previsti dai PRG)

Tavola 3 - L'offerta di abitazioni (previste dai PRG)

 

1.1. NUOVE SFIDE COMPETITIVE

PER L'AREA MALPENSA

Globalizzazione e miglioramento delle comunicazioni intercontinentali

Come è stato anticipato nella prima parte del rapporto, la struttura produttiva dell'area Malpensa è destinata ad accogliere, sull'orizzonte dei prossimi 10-15 anni, profondi mutamenti.

Il processo di globalizzazione sta facendo emergere nuovi competitori a scala internazionale, riconfigurando cosi le prospettive di sviluppo dei comparti forti dell'area. In particolare, la filiera tessile-abbigliamento, che rappresenta l'ossatura del sistema economico locale, risulterà soggetta a forti sollecitazioni. Infatti, con il ridimensionamento del settore in Germania, la produzione locale (e più in generale padana), insieme a quella francese (in special modo quella della regione Rhône Alpes) e, in misura minore, a quella portoghese, che gioca il ruolo di "inseguitore", è chiamata a confrontarsi in forma sempre più ravvicinata con i New Industrial Countries del sudest asiatico. Analogamente, altri settori produttivi rilevanti dell'area, in primo luogo il meccanico e in misura minore la chimica, la gomma, le materie plastiche e l'alimentare, saranno esposti in misura crescente al processo di internazionalizzazione dei mercati di approvvigionamento e di sbocco.

D'altro canto, il potenziamento in senso hub dell'aeroporto di Malpensa è destinato a ridefinire nel profondo lo standing dell'area, assegnandole una funzione di gateway, da e verso il mondo, al servizio dell'intera area padana. E' quindi ragionevole prevedere che tale modificazione di ruolo influirà fortemente sulla struttura produttiva locale. L'insediamento aeroportuale, infatti, oltre a indurre effetti generati da attività direttamente e indirettamente collegate al sistema aeroportuale, è destinato a produrre effetti "dinamici", determinati sia dall'incremento di attrattività nei confronti di imprese esterne, sia da vantaggi per il sistema delle imprese locali dovuti alla migliore accessibilità dell'area.

Un modello di sviluppo spontaneo vs....

A fronte di questi cambiamenti, due sembrano gli scenari di sviluppo plausibili.

Da una parte, infatti, è possibile ipotizzare la continuazione del modello di sviluppo "spontaneo" che ha caratterizzato la crescita di lungo periodo del sistema economico locale. Entro questo scenario il processo di cambiamento dell'economia locale continuerebbe a manifestarsi come l'esito di una molteplicità di micro-azioni indipendenti prive di una consapevole strategia di sistema.

Si tratterebbe in questo caso di una risposta difensiva e di carattere adattevole, più adeguata alle fasi di crisi congiunturale, che a quelle di cambio strutturale.

Entro questa prospettiva si assisterebbe probabilmente al mantenimento del profilo produttivo attuale a cui si accompagnerebbe un'affannosa ricerca di condizioni di competitività attraverso la riduzione dei costi di produzione, da attuarsi mediante razionalizzazione dei processi produttivi e accentuazione delle condizioni di flessibilità d'uso della forza lavoro. I prezzi di vendita diverrebbero cosi il principale fattore di competitività delle imprese e ciò verosimilmente comporterebbe un'accentuazione del ricorso alla sub-fornitura internazionale o addirittura alla ridislocazione di pezzi consistenti della produzione manifatturiera locale su uno scacchiere di scala mondiale che indurrebbe, in un arco temporale più o meno lungo, un drastico ridimensionamento dell'apparato industriale dell'area.

...un modello fondato sulla cooperazione strategica pubblico-privato

Il secondo scenario previsivo, pur innestandosi nel solco della tradizione industriale dell'area, pone maggiormente in luce gli aspetti di discontinuità rispetto al modello produttivo consolidato.

Entro questa prospettiva, si assisterebbe ad un processo di riorientamento del sistema industriale locale verso produzioni ad elevato valore aggiunto, caratterizzate da alta qualità, forte innovazione, spinta differenziazione, grande capacità di integrare servizi e "saperi".

Questo processo di riaggiustamento della struttura produttiva locale deve necessariamente accompagnarsi ad uno sviluppo del sistema dei servizi, soprattutto di quelli più esplicitamente a supporto della produzione industriale. In questo senso, appare decisiva, da una parte, la capacità di potenziare l'offerta locale di servizi "intermedi", soprattutto quelli rivolti alle piccole e medie imprese dell'area, dall'altra la creazione di strutture che facilitino l'accesso ai servizi più avanzati offerti dal sistema milanese.

Il realizzarsi di tale scenario comporta però un salto di qualità della cultura e delle capacità di progettazione che non appare alla portata del singolo operatore locale, sia esso impresa o ente pubblico. Risulta quindi necessario un nuovo approccio che, superando le angustie proprie dell'individualismo e dello spontaneismo, si proponga di promuovere cultura della cooperazione sistemica e della partnership progettuale tra le imprese e tra queste ultime e organismi pubblici alle diverse scale territoriali.

Sotto questo profilo il Piano Territoriale d'Area, insieme ad altri strumenti di programmazione/progettazione, può svolgere un ruolo importante non solo nel riconoscere le concrete modalità di funzionamento del sistema locale e nell'indicare soluzioni efficaci, ma anche nell'orientare i comportamenti e le scelte degli attori locali verso obiettivi di interesse collettivo.

 

 


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