Simulazione

EFFICACIA DEL PRONTO INTERVENTO IN CASO DI DISASTRO AEREO IN UN  CENTRO ABITATO DEL TERRITORIO DI MALPENSA 20

(Dr. Alessandro Guerroni)

INTRODUZIONE

  Il recente incidente di un Airbus 300 sulla citta’ di New York ed i disastri aerei  statunitensi dell’11 settembre scorso, seppur dovuti ad atti di terrorismo, hanno evidenziato l’enorme potenzialità distruttiva della caduta di un aeromobile su un centro abitato.

I danni economici possono essere incalcolabili e le  perdite di vite enormi, non essendo coinvolti i soli passeggeri ma tutti i residenti nell’area dell’impatto. La vita  di questi ultimi è sicuramente in buona parte dipendente dalla tempestività e dall’efficacia di un pronto intervento.

OBBIETTIVI DELLO STUDIO

Attraverso la simulazione di un disastro aereo su un centro abitato interessato dalle radiali di decollo di Malpensa  e l’incrocio dei dati sull’operatività delle varie strutture preposte all’intervento di emergenza, si cerca di valutare la reale consistenza e l’eventuale adeguatezza delle stesse, al fine di evidenziarne le eventuali criticità.

SIMULAZIONE

Un Boeing 747-400LR decolla da Malpensa (tabella 1) a pieno carico( 406 passeggeri, 19 membri di equipaggio e 228.250 lt di carburante). L’aeromobile, decollato  dalla pista 35/L con uscita su radiale 320 (tavola 1), a causa di un incidente tecnico grave che ne impedisce la controllabilità da parte dei piloti, precipita  sul centro abitato di Sesto Calende.

A secondo dell’assetto dell’aeromobile  e della quota in cui si manifesta l’emergenza si può ipotizzare una velocità di impatto variabile tra i 160 ed i 300 kts(300-550km/H) Più l’impatto sarà distruttivo, prima si manifesterà l’incendio del carburante e la conseguente esplosione con un’onda termica di circa 1300 C° strettamente dipendente dalla traiettoria di movimento della massa dell’aereo e dalle condizioni atmosferiche.

Nella presente simulazione si verificano tre scenari differenti a secondo del punto d’impatto, che  evidenziano il numero di residenti in una fascia di cento metri ed in una di duecento metri concentriche al punto d’impatto.Date le grandi dimensioni dell’aeromobile ed il quantitativo di carburante trasportato, non e’ difficile immaginare che, in caso di disastro, l’onda termica, i fumi e le sostanze tossiche possano colpire un numero ancora maggiore di persone.

Il primo scenario prevede  il punto d’impatto sull’Albergo Tre Re ed interessa 304 residenti nel raggio di cento metri e 605 nel raggio di duecento metri.

Il secondo ipotizza come punto d’impatto il Palazzo Comunale con 217 residenti nei primi cento metri  e 597 nei raggio di duecento metri.

Il terzo individua come punto d’impatto il parcheggio Prato Mercato ed interessa rispettivamente 309  e 963 residenti nella prima fascia e nella seconda.

ATTUALI POSSIBILITA’ DI INTERVENTO

Strumento tecnico operativo è il Piano di Emergenza Esterna all’Aeroporto di Malpensa  inviato dalla Prefettura di Varese ai Sindaci in data 14/10/1999.

L’avvenuto incidente viene comunicato dall’Ufficio Controllo Traffico alla Sala Operativa dell’Ufficio di Polizia Aerea di Malpensa che informa  la Prefettura che, assolti gli oneri previsti dal suddetto Piano di Emergenza, attiva gli operatori.(non risulta possibile ipotizzare un iter alternativo nel caso in cui, come recentemente successo a Linate, l’allarme venga segnalato da terzi)

Nel volgere di circa venti minuti dalla loro attivazione, potrebbe intervenire un numero di circa venti VVF provenienti da  Somma Lombardo, Busto-Gallarate, Varese ed Arona non addestrati per un incidente aereo e con attrezzatura inadeguata. I VVF di Malpensa  pur essendo in possesso di migliori attrezzature ed addestramento, non interverrebbero per non lasciare scoperto l’aeroporto(potrebbero intervenire ad una distanza massima di 1,5km dal sedime aeroportuale).

In un tempo analogo il 118 potrebbe inviare, secondo il proprio Protocollo operativo per le maxiemergenze, dieci o sedici ambulanze con tre persone ed un’auto medica con autista, medico ed infermiere. La CRI  potrebbe far giungere un primo gruppo di trenta persone nei primi quindici minuti dal suo allertamento, ed un secondo gruppo analogo entro trenta minuti.

La possibilità (tavola 2) di accoglienza dei feriti è negativa negli Ospedali di Somma Lombardo, Angera e Tradate, dove non è operativo un piano di Emergenza Intraospedaliero. L’Ospedale di Varese, pur essendo fornito di Piano di Emergenza Intraospedaliero  non ha una disponibilità prefissata ma dipendente dallo stato di saturazione  dei ricoveri. L’Ospedale di Gallarate ha recentemente programmato un Piano Intraospedaliero che prevede la possibilità di accoglienza di circa quaranta feriti di cui due gravi.  L’Ospedale  di Busto Arsizio, fornito da tempo di un proprio Piano, può accogliere trenta feriti gravi.

In tutta la Provincia non esiste un solo letto per grandi ustionati e  la stessa  ha un basso rapporto di letti ospedalieri /cittadino.   

DISCUSSIONE

La caduta dell’aeromobile sul centro cittadino  provoca danni  strutturali conseguenti all’impatto stesso e danni secondari all’incendio del carburante con conseguente onda termica e liberazione di sostanze tossiche nell’aria. Infatti oltre ai noti prodotti di combustione anche altre sostanza come isocianati, berillio, acido idrofluoridrico, fibre di carbonio e materiali radioattivi potrebbero essere liberati nell’ambiente dalla combustione di normali componenti di un aeromobile. I danni subiti dalle abitazioni potrebbero portare ad  incendi secondari ed a liberazione di ulteriori sostanze tossiche(ad es. gas ed amianto).

In tutti e tre gli scenari considerati si tratterebbe quindi di una maxi emergenza con  centinaia di feriti di cui molti in condizioni critiche (politraumatizzati, ustionati gravi  e con sindromi da inalazione di sostanze tossiche).

Essendo accertato che il tempo massimo d’intervento per salvare qualche  vita in caso di catastrofi  entro l’aeroporto e’ compreso tra i due , massimo tre minuti , risulta difficile pensare ad una qualche efficacia  di un qualsiasi intervento per passeggeri ed equipaggio del nostro studio.

La validità di un Pronto Intervento  si dovrà quindi misurare sul numero di vite salvate, tra le salvabili, nella popolazione residente. E questa dipenderà dalla tempestività , dall’organicità e dall’adeguatezza dell’intervento stesso.

Allo stato attuale ,l’intervento possibile per un disastro quale da noi simulato,non risponde a nessuno di questi tre parametri.

I tempi di allertamento risultano essere eccessivamente lunghi  e burocraticizzati.

I tempi di intervento, in senso generale ed anche alla luce del recente incidente dell’Airbus di New York risultano a loro volta eccessivi.

Il numero di venti VVF risulta essere esattamente un terzo del minimo indispensabile. Gli stessi sembrerebbero avere addestramento e strumentazioni inadeguate e ,come tutti gli altri operatori, rischierebbero di intervenire senza tempestive informazioni che permettano loro abbigliamento e modalità operative che ne tutelino la sicurezza personale, evitando le catastrofiche conseguenze occorse ai soccorritori  degli incidenti aerei avvenuti ad Amsterdam e Stansted.

Gli operatori del 118, sicuramente preparati adeguatamente, sarebbero comunque insufficienti ad affrontare  un  evento di tale portata e l’opera di pronto intervento ed il Triage (tavole 3 e 4) da loro operato sui feriti verrebbero notevolmente sminuiti dalla assoluta insufficienza della  ricettività degli Ospedali più vicini. Il personale della CRI si troverebbe ad operare, come gli altri, in situazione di grave rischio per la propria sicurezza ed in netta inferiorità numerica rispetto alle reali necessità.

I rischi ed i danni per la popolazione  e per i soccorritori potrebbero essere ancora maggiori nel caso in cui l’incidente aereo sia relativo ad un cargo (es. Amsterdam e Stansted) o avvenga in un’area occupata da una delle tante aziende  a rischio operanti in provincia di  Varese (tavola 5).

Mancano  inoltre sino ad oggi un piano di coordinamento validato fra 118 ed Ospedali, un’efficace sistema di comunicazione, una struttura organizzativa  generale sul luogo dell’incidente e modalità operative comuni alla varie strutture.

Tutti gli operatori che hanno  attivamente collaborato con le loro informazioni alla redazione del presente lavoro hanno dimostrato, oltre ad una grande disponibilità a migliorare la propria struttura operativa ,la preoccupazione di trovarsi impreparati di fronte ad un evento catastrofico quale quello ipotizzato.

CONCLUSIONI

I recenti avvenimenti hanno inequivocabilmente dimostrato come l’aumento del traffico aereo comporti un aumento del rischio di disastro aereo.

La struttura di pronto intervento in caso di disastro aereo  su un centro abitato in provincia di Varese risulterebbe non essere adeguata all’esigenza di intervenire in modo tempestivo,ben coordinato e con adeguate attrezzature. Le strutture ospedaliere paiono  nella media essere carenti a livello organizzativo e di recettività

Pertanto la percentuale di vite salvate fra le salvabili, potrebbe essere ridotta drasticamente rispetto alle aspettative.

Tale problematica non è sicuramente locale, ma nazionale, mancando in proposito validi strumenti legislativi. A livello locale si potrebbe intervenire, anche in tempi brevi, con un migliore coordinamento ed una più efficace organizzazione dei singoli operatori,considerando però che, vista la grande disparità fra necessità e forze disponibili, un valido Piano di Emergenza dovrebbe essere territoriale e non provinciale, coinvolgendo le strutture di tutte e tre le Province (Milano, Varese e Novara) interessate ai sorvoli di Malpensa ed anche le strutture operanti all’interno del sedime aeroportuale e le relative attrezzature.

RINGRAZIAMENTI

Si ringraziano per la collaborazione  e per aver reso disponibili tutte le informazioni indispensabili alla redazione  del presente studio:


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